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La parabola del cinema privato

LUCA FERRO

Luca Ferro fin dagli anni Settanta ha riflettuto sul film di famiglia, intuendone l’importanza culturale - e quindi la necessità di salvaguardarlo - e sottolineandone non solo la natura soggettiva ma anche l’”inconscia progettualità documentaria”. Come pioniere del cinema privato, che ha sempre lottato per affermarne l’autonomia produttiva, espressiva e formale, si è sempre mosso fuori dai percorsi canonici del cinema documentario e indipendente, Cominciando da Impressioni a distanza del 1975: il primo caso di opera filmica che riflette sul cinema di famiglia, attraverso tre momenti filmati a distanza: le immagini di guerra del padre Giuseppe, soldato in Etiopia a metà degli anni ‘30, le sequenze “impostate” della famiglia borghese Ferro degli anni ‘50 e di Luca ripreso da bambino, e infine le immagini prodotte dallo stesso Luca negli anni ‘70, lui stesso padre che filma: nel tempo cambiano gli sguardi, che in qualche modo si liberano, mutano le relazioni e l’intimità di famiglia, si trasformano i paesaggi e il mondo circostante, nonché le tecnologie, le pellicole, i cromatismi e le tecniche di ripresa e autorappresentazione. A partire da questa “realizzazione”, Ferro riflette sulla funzione del cinema privato anche alla luce delle sue produzioni successive, fino a Coniglio, Leoni e circostanze varie (2009) e Inchiesta di famiglia (2013), che segnano ulteriori tappe del rapporto tra storie di famiglia, pratiche audiovisive e archivi.